Google Chrome, prime impressioni

Sono un abitudinario, non mi giudicate, siete come me

Ok, io non sono un’esperta, e Chrome avrà pure un “design minimo che non intralcia la navigazione”, ma io senza barra dei menù, barra degli strumenti e barra dei segnalibri (ormai non potrei più vivere senza) non mi ritrovo.

Però questa cosa dei sad tab è troppo simpatica.

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The Road

Certe volte penso che di ambiente non si parla poi così poco. Che, bene o male, un giorno sì e uno no senti o leggi qualcosa che ti ricorda che dobbiamo avere cura dell’unico mondo che abbiamo.
Allora forse il problema è che non se ne parla nel modo giusto, perché tutti gli appelli ambientalisti ormai quasi scivolano addosso, così tanti eppure così poco incisivi.

Oggi, grazie a Flavia, ho scoperto dell’esistenza di un libro che forse può essere più efficace di 20 previsioni catastrofiche, perché è un romanzo, e il romanzo è nato per farti immedesimare, e quando un romanzo è ambientato in un futuro prossimo e desolante, e basta la prima pagina a inquietarti, magari può far aprire gli occhi.

Si chiama The Road, io non l’ho letto, ma mi fido della sua recensione.

E lo sapevo…

…che da qualche parte c’era la fregatura.

Per certe cose sono una vagabonda: tipo il parrucchiere, o il provider e-mail. Quando ho abbandonato il mio parrucchiere storico ci ho messo qualche anno per trovarne un altro che diventasse fisso, e non so perché, visto che non sono nemmeno troppo esigente.

La stessa cosa mi succede con gli indirizzi di posta elettronica. Ho fatto un calcolo approssimativo: in poco più di cinque anni ne ho avuti almeno una dozzina (quelli che riesco a ricordare…). E anche qui non è stata colpa mia. Continua a leggere ‘E lo sapevo…’

Due.punto.che?

Quando, per la prima volta, mi è stato chiesto se sapessi o meno cosa fosse il web 2.0, la mia risposta è stata “no”. E invece sì, lo conoscevo. Lo conoscevo da diversi anni, ne avevo avuto esperienza diretta, e senza neanche saperlo.
Il web 2.0 è subentrato al web come l’inverno si trasforma in primavera, senza farsi troppo notare, fino a quel giorno che fa davvero caldo e ti rendi conto che “oh, è primavera!”
Quella volta, quando mi hanno chiesto -e poi spiegato- cosa fosse il web 2.0, è stata il mio primo giorno di primavera. In quel momento mi sono resa conto di come fosse cambiato il mio modo di usare internet, e anche il mio modo di pensare.
Ho pensato che potrebbe essere stato così solo per me, una distratta utente di internet. Poi però ho chiesto a diversi conoscenti di suggerirmi spunti per questo articolo sul web 2.0, e la risposta di tutti è stata “web che?”. Forse sono un’utente distratta, ma l’utente distratto è molto comune. E non si accorge che il web 2.0 gli sta cambiando la vita.

Più o meno sette anni fa ho letto per la prima volta di un nuovo fenomeno che arrivava dagli Stati Uniti: “i weblog”, per gli amici “blog”, che in America si stavano diffondendo a macchia d’olio, e si avviavano a diventare una nuova forma di giornalismo. Anche qui in Italia era stata creata la prima piattaforma per i blog: Splinder.
Così aprii il mio primissimo blog, per il solo gusto di provare, di lasciare anch’io un segno sul web. Quel blog poi non è mai stato aggiornato, ma è rimasto nell’affollato limbo dei blog abbandonati a ricordare il mio inconsapevole ingresso nel web 2.0.

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Non decidere è peggio che decidere male

Oggi volevo inserire una pagina di presentazione, invece ho passato l’intero pomeriggio a sistemare l’aspetto di questa pagina. Giuro, veramente tutto.

Ho guardato decine di volte i temi per decidere quello che mi piaceva di più. Alla fine ne ho scelto uno, poi ci ho ripensato, e ancora, e ancora. Poi ho ritagliato molte volte la stessa immagine per la testata, e provato qualcosa come 5 sfumature di bianco per il titolo, per la felicità di mio fratello che continuava a dire “ma sono uguali!”

E alla fine mi sono resa conto che l’indecisione è decisamente un mio difetto. Il titolo di questo post sarà uno dei miei mantra/buoni propositi

Il

mio primo post