The Road

Certe volte penso che di ambiente non si parla poi così poco. Che, bene o male, un giorno sì e uno no senti o leggi qualcosa che ti ricorda che dobbiamo avere cura dell’unico mondo che abbiamo.
Allora forse il problema è che non se ne parla nel modo giusto, perché tutti gli appelli ambientalisti ormai quasi scivolano addosso, così tanti eppure così poco incisivi.

Oggi, grazie a Flavia, ho scoperto dell’esistenza di un libro che forse può essere più efficace di 20 previsioni catastrofiche, perché è un romanzo, e il romanzo è nato per farti immedesimare, e quando un romanzo è ambientato in un futuro prossimo e desolante, e basta la prima pagina a inquietarti, magari può far aprire gli occhi.

Si chiama The Road, io non l’ho letto, ma mi fido della sua recensione.

Quando uno davvero spera di sbagliarsi…

Many Italians, it seems, remain seduced by his promise to make them as rich as he is — and his entertainment value.
(Molti italiani, a quanto pare, sono ancora sedotti dalla sua promessa di renderli ricchi quanto lui - e dalle sue doti di intrattenitore.)

Times

E lo sapevo…

…che da qualche parte c’era la fregatura.

Per certe cose sono una vagabonda: tipo il parrucchiere, o il provider e-mail. Quando ho abbandonato il mio parrucchiere storico ci ho messo qualche anno per trovarne un altro che diventasse fisso, e non so perché, visto che non sono nemmeno troppo esigente.

La stessa cosa mi succede con gli indirizzi di posta elettronica. Ho fatto un calcolo approssimativo: in poco più di cinque anni ne ho avuti almeno una dozzina (quelli che riesco a ricordare…). E anche qui non è stata colpa mia. Continua a leggere ‘E lo sapevo…’

Due.punto.che?

Quando, per la prima volta, mi è stato chiesto se sapessi o meno cosa fosse il web 2.0, la mia risposta è stata “no”. E invece sì, lo conoscevo. Lo conoscevo da diversi anni, ne avevo avuto esperienza diretta, e senza neanche saperlo.
Il web 2.0 è subentrato al web come l’inverno si trasforma in primavera, senza farsi troppo notare, fino a quel giorno che fa davvero caldo e ti rendi conto che “oh, è primavera!”
Quella volta, quando mi hanno chiesto -e poi spiegato- cosa fosse il web 2.0, è stata il mio primo giorno di primavera. In quel momento mi sono resa conto di come fosse cambiato il mio modo di usare internet, e anche il mio modo di pensare.
Ho pensato che potrebbe essere stato così solo per me, una distratta utente di internet. Poi però ho chiesto a diversi conoscenti di suggerirmi spunti per questo articolo sul web 2.0, e la risposta di tutti è stata “web che?”. Forse sono un’utente distratta, ma l’utente distratto è molto comune. E non si accorge che il web 2.0 gli sta cambiando la vita.

Più o meno sette anni fa ho letto per la prima volta di un nuovo fenomeno che arrivava dagli Stati Uniti: “i weblog”, per gli amici “blog”, che in America si stavano diffondendo a macchia d’olio, e si avviavano a diventare una nuova forma di giornalismo. Anche qui in Italia era stata creata la prima piattaforma per i blog: Splinder.
Così aprii il mio primissimo blog, per il solo gusto di provare, di lasciare anch’io un segno sul web. Quel blog poi non è mai stato aggiornato, ma è rimasto nell’affollato limbo dei blog abbandonati a ricordare il mio inconsapevole ingresso nel web 2.0.

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Non decidere è peggio che decidere male

Oggi volevo inserire una pagina di presentazione, invece ho passato l’intero pomeriggio a sistemare l’aspetto di questa pagina. Giuro, veramente tutto.

Ho guardato decine di volte i temi per decidere quello che mi piaceva di più. Alla fine ne ho scelto uno, poi ci ho ripensato, e ancora, e ancora. Poi ho ritagliato molte volte la stessa immagine per la testata, e provato qualcosa come 5 sfumature di bianco per il titolo, per la felicità di mio fratello che continuava a dire “ma sono uguali!”

E alla fine mi sono resa conto che l’indecisione è decisamente un mio difetto. Il titolo di questo post sarà uno dei miei mantra/buoni propositi

Il

mio primo post