
Quando, per la prima volta, mi è stato chiesto se sapessi o meno cosa fosse il web 2.0, la mia risposta è stata “no”. E invece sì, lo conoscevo. Lo conoscevo da diversi anni, ne avevo avuto esperienza diretta, e senza neanche saperlo.
Il web 2.0 è subentrato al web come l’inverno si trasforma in primavera, senza farsi troppo notare, fino a quel giorno che fa davvero caldo e ti rendi conto che “oh, è primavera!”
Quella volta, quando mi hanno chiesto -e poi spiegato- cosa fosse il web 2.0, è stata il mio primo giorno di primavera. In quel momento mi sono resa conto di come fosse cambiato il mio modo di usare internet, e anche il mio modo di pensare.
Ho pensato che potrebbe essere stato così solo per me, una distratta utente di internet. Poi però ho chiesto a diversi conoscenti di suggerirmi spunti per questo articolo sul web 2.0, e la risposta di tutti è stata “web che?”. Forse sono un’utente distratta, ma l’utente distratto è molto comune. E non si accorge che il web 2.0 gli sta cambiando la vita.
Più o meno sette anni fa ho letto per la prima volta di un nuovo fenomeno che arrivava dagli Stati Uniti: “i weblog”, per gli amici “blog”, che in America si stavano diffondendo a macchia d’olio, e si avviavano a diventare una nuova forma di giornalismo. Anche qui in Italia era stata creata la prima piattaforma per i blog: Splinder.
Così aprii il mio primissimo blog, per il solo gusto di provare, di lasciare anch’io un segno sul web. Quel blog poi non è mai stato aggiornato, ma è rimasto nell’affollato limbo dei blog abbandonati a ricordare il mio inconsapevole ingresso nel web 2.0.
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